Il Messaggero – “Brindisi, Garribba e Pavan. Documenti della memoria”

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“[…] Salutiamo con vivo interesse l’iniziativa del Sovrintendente Archivistico Giovanni Antonio Fiorilli che ha messo a disposizione i locali della Sovrintendenza in Via Conte di Ruvo a Pescara, per una mostra di tre illustri artisti: Brindisi, Garribba e Pavan. Per quanto intento a conservare e valorizzare documenti di importanza storica, il fascino dell’arte – sostiene Fiorilli – non è estraneo agli archivi: basti pensare alle decorazioni di solenni documenti imperiali e papali e delle cancellerie minori per avere conferma di questa verità. […] Il titolo della mostra Documenti della memoria, appare pertanto assai pertinente alla sede che la ospita; del resto sia Brindisi, maestro ormai storicizzato, che Garribba e Pavan, artisti della generazione di mezzo con una consolidata operatività all’attivo, sono stati e sono i testimoni degli aspetti sia esaltanti che drammatici della società del nostro tempo. Quando Remo Brindisi esegue i grandi cicli dedicati alla Storia del Fascismo, al Processo Mindszenty, all’Abbattimento del mito di Stalin, al sequestro Moro (L’Aquila colpita), obbedisce ad un imperativo etico, ad una missione non solo per gli uomini del suo tempo, ma per le generazioni future, alle quali propone anche, pur se aprioristicamente, un’ipotesi di soluzione per la difesa della democrazia e della libertà. […] Altra presenza in questa mostra è quella della pescarese Ida Garribba, la cui ricerca in questi ultimi tempi si giova di una compresenza di concetti provenienti da diverse correnti, quali l’astrattismo, il simbolismo, il concettuale, la metafisica. Così la coniugazione della cifra astratta e della potenzialità figurativa, permette la disseminazione sulla superficie materia di frammenti iconici, che assumono connotati concettuali, che nulla hanno in comune con le opere dei cosiddetti Pittori colti. Analogo il discorso allorché Garribba inserisce frammenti poetici o versetti affiancati da reperti collagistici preziosi: per misurandosi, sebbene in termini dialettici col New-dada americano, il concetto diviene sovrano ed oltre la valenza segnica assai suggestiva, il dipinto offre l’agio di documentare una fase concettuale del dinamismo del reale, una sorta di singolo fotogramma della pagina poetica […].”

Leo Strozzieri, Brindisi, Garribba e Pavan. Documenti della memoria, “Il Messaggero”, 2 giugno 1994

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Una critica di Mario Probi sulle prime opere di Ida Garribba

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“Le opere create dalla pittrice Ida Garribba potrebbero essere raccolte sotto l’unico titolo di “Momenti” per la grande spontaneità di espressione e di coerenza ad un suo mondo intimo ed esclusivo. La ricerca nella sua forma grafica è densa di emozioni e rapporti precisi di contenuto forma-materia e la continuità del suo discorso di trova presente in molteplici motivi ricorrenti nella sua pittura ove si sprigiona un movimento interiore, una vivacità di contenuto che creano un perfetto binomio ispirazione-risultato. Le attente trasparenze danno vita a creazioni e soggetti che si fondono a loro volta con una gamma inafferrabile di colori chiari ed un sottile gioco di gradazioni impercettibili. La sua tecnica si confonde con il soggetto, creando con la forza del colore un arcano equilibrio. La scala umana che ogni realismo porta con sé, si voglia con amore o con disprezzo, ed il paragone che riconduce alla più immediata esperienza, sono stati superati; dunque possono emergere gli spazi ed i tempi delle cose apparentemente informi, volte ad altri significati di una nuova intensità emotiva che colpiscono laddove siamo inermi ed ancora puri.

Tutto questo avrebbe potuto e potrebbe tramutarsi in un facile gioco di formalismo fine a se stesso, se il rigore dell’intelligenza ed una fedeltà ad una originale matrice non avessero sempre dominato e non dominassero il suo processo creativo, per cui alla Garribba è possibile qualsivoglia intrusione o nell’azzardo o nel magico, o nel convenzionale, in quanto già sconfitti dalla materia. Materia costruita ancora colpo su colpo, sino a conseguire una solenne sospesa semplicità, che prevale sulla realtà stessa delle cose, dominata sempre da una visione tesa della solitudine.

La pennellata è ricca di colore che l’artista libera arditamente in nature morte, come una componente musicale in cui momento, amore, vita, raggiungono un lirismo dannunziano”.

(Mario Probi, novembre 1984)

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La Nuova Ferrara: Arnaldo Felletti su Ida Garribba

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“Ancora un trionfo dell’arte al Museo Alternativo “Remo Brindisi”, con la mostra di Ida Garribba nello spazio interno del museo. […]. Ida Garribba si è unita, con autorità, ai grandi maestri che nel museo circondavano le sue opere. Sette opere esposte per una sintesi di stile, di armonia, di intensa cultura, di tecnica raffinata, per il realizzo di capolavori che assumono le dimensioni di un grande affresco, fatto di sovrapposizioni, di encausto di raffinata fattura”.

Arnaldo Felletti, “La Nuova Ferrara”, 1 settembre 1993

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Il Tempo: Recensione di Carmine Spitilli sull’opera di Ida Garribba

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“La Garribba, stagione dopo stagione, ha preso coscienza con straordinaria libertà e con grande impeto e sicurezza della sua vocazione d’artista. La natura e la vita le hanno fornito materiali, occasioni e pretesti che hanno agito sulla coscienza sgombra di immagini configurate. Questo distacco dell’oggettività ha comportato la dimenticanza della morfologia, l’affievolimento delle suggestioni e delle impressioni dirette ed immediate.

Anche un discorso sul colore, apparentemente di ordine tecnico, consente di penetrare nel vivo della sua coscienza espressiva. Il rifiuto del colore aggressivo si deve intendere come aspirazione ad ottenere il massimo di espressività col minimo di descrizionismo: e le zone d’ombra evocano e suggeriscono uno spazio senza misure nei confini.

Oltre alle figure, ha dedicato molta attenzione alle nature morte, cercando di ricrearle con un linguaggio particolare, a volte minuzioso, a volte severo, ma anche estremamente prezioso.

Ma non ha cercato la bellezza per la bellezza: nelle sue nature morte ha infuso il suo intimo rapporto con la natura. Il taglio interpretativo è modernissimo, sfrutta molto i vuoti di colore e non descrive la realtà, ma ne crea una illusoria come quella che potrebbe apparire attraverso il filtro di un negativo fotografico.

Le cose reali assumono un altro aspetto. Forse le nature morte di Ida Garribba sono soltanto un pretesto per inoltrarsi su un piano diverso della realtà fenomenica, per descrivere lo spazio”.

Carmine Spitilli, “Il Tempo”, 16 maggio 1991

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Il Resto del Carlino – Recensione della Mostra Personale al Museo di Lido di Spina

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“Lo spazio aperto della Fondazione sarà al centro della vernice di una personale di notevole richiamo. La firma Ida Garribba, artista assai nota e qualificata per quanto concerne la sua proposta simbologia del figurativo e della natura morta, e meritatamente gratificata di ambiti riconoscimenti. Dispone di una straordinaria vena creativa dalla quale prende respiro una descrittività veramente piacevole e palpitante di contenuti. Uno spessore profondamente umano, nei suoi caratteri di fondo, e, al tempo stesso, con vibrazioni psicologiche che la brava artista sa distribuire con autentico studio e ricerca mai affrettati anche nella misura dell’osservazione. Si avverte altresì il propagarsi di una pensosità che è propria dell’equilibrio compositivo e del lirismo delle immagini”.

Rino Boccaccini, “Il Resto del Carlino”, 27/08/1993

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